PROBIOTICI E BAMBINI
(in collaborazione con Novartis)
Iprobiotici sono microrganismi viventi in grado, una volta ingeriti in quantitàadeguate, di esercitare un effetto benefico sulla salute dell'ospite: la parolaprobiotico deriva infatti dal greco "pro-bios" e significa “a favoredella vita”.
Il nostro apparato digestivo contiene centinaia di organismi vitali checostituiscono un vero e proprio ecosistema, essenziale non solo per il buonfunzionamento dell’intestino, ma anche per fortificare le difese naturalidell’organismo nei confronti di batteri e germi patogeni.
Le caratteristiche che devono possedere i probiotici
I probiotici si differenziano dai tradizionali fermenti lattici perché devonoavere alcune caratteristiche particolari: ad esempio devono essere in grado disuperare la barriera gastrica (sopravvivendo all'ambiente acido dello stomaco)e biliare in modo da giungere attivi e vitali nell’intestino.
Una volta insediati nell’intestino devono poi essere capaci di colonizzarlo inmodo da favorire la formazione di una flora batterica intestinale in grado dilottare efficacemente contro i batteri pericolosi. I microrganismi probioticihanno infatti la capacità di aderire alle pareti intestinali, sottraendo inquesto modo spazio vitale ai germi patogeni e sono capaci di sostituirsi aibatteri patogeni o di bloccare la loro crescita attraverso una competizione peri nutrienti.
Sono infine in grado di sintetizzare sostanze ad azione antibatterica ed ingenerale contribuiscono a rinforzare le difese immunitarie dell’organismo.
Perché sono utili i probiotici: la diarrea da antibiotici
Molteplici sono gli effetti benefici per l’ospite che sono stati associatiall’utilizzo di probiotici, ma in questa sede mettiamo in risalto un aspettopreciso: l’effetto benefico in associazione con la terapia antibiotica.
La loro assunzione in contemporanea ad una terapia antibiotica è capace diridurre l'incidenza della diarrea indotta dalla somministrazione degliantibiotici. Ciò vale nelle situazioni più comuni nella patologia quotidiana,ma anche in condizioni cliniche estremamente gravi: non è infrequenteosservare, durante la somministrazione di terapia antibiotica, l’insorgenza diuna diarrea moderata in genere a carattere autolimitante ma che può, anche se raramente,evolvere in una forma molto più grave chiamata “colite pseudomembranosa”.
La diarrea da antibiotici varia dal 10% a quasi il 30%, a seconda degliantibiotici usati: quelli più frequentemente in causa sono l’ampiciliina,l’amoxicillina-acido clavulanico e le cefalosoporine. Il meccanismo che spiegal’insorgenza delle diarrea è il prevalere di una flora batterica intestinaleresistente all’azione dell’antibiotico.
Diversi studi clinici hanno dimostrato che l’assunzione di probiotici èefficace nella prevenzione di questa situazione di dismicrobismo intestinale.
Quale probiotico scegliere
FlorVisGG è un integratore alimentare a base di un probiotico, il LactobacillusGG, che resiste ai succhi gastrici e alla bile, arrivando vivo nell'intestinodove si riproduce. Per questo esso agisce subito e a lungo, anche in caso didiarrea, aiutando a ritrovare rapidamente il benessere intestinale e favorendoil riequilibrio della flora batterica intestinale.
FlorVisGG è disponibile in comode bustine, insapori, che possono essere scioltein cibi o bevande oppure in capsule, apribili e insapori, che possono essereassunte anche senz'acqua aprendole e versando il contenuto in bocca o inliquidi tiepidi o freddi. Non occorre conservare il prodotto in frigorifero.
L’ostruzione nasale del bambino
Ilnaso è un organo molto importante perché permette di ricevere l’ossigenopresente nell’aria che inspiriamo e perché costituisce un importante filtronaturale per l'organismo: esso consente infatti, a differenza di quandorespiriamo con la bocca, di filtrare l'aria, intrappolando nel muco nasale leimpurità, i virus e i batteri presenti nell'ambiente.
Nello stesso tempo le cavità nasali permettono all’aria inalata di riscaldarsied umidificarsi raggiungendo un'umidità ed una temperatura ambientale ottimale,soprattutto quando fuori il clima è freddo e secco.
Da queste premesse si comprende come un'infezione delle vie nasali possa, nellattante e nel bambino piccolo, che non è ancora capace di soffiarsi il naso,causare problemi più o meno seri.
Il raffreddore e i suoi sintomi
Il classico raffreddore comune o rinite è una malattia acuta di origine viraleche colpisce le vie respiratorie superiori, provocando un'infiammazione dellamucosa nasale e, spesso, anche faringea. Esistono almeno 200 virus responsabilidel problema e, di conseguenza, tutte le volte che un bambino ha ilraffreddore, diventa immune per quel particolare tipo di virus, ma non pertutti gli altri: è normale allora che un bimbo che frequenti l'asilo nido o lascuola materna possa avere il naso che cola o il naso chiuso moltofrequentemente.
Soprattutto il lattante, che presenta, per motivi anatomici, una respirazionenasale obbligata, soffre notevolmente: interrompe spesso la suzione perché vain apnea, appare irritato, sovente piange per il fastidio, si sveglia più voltedurante la notte e qualche volta può presentare alcune linee di febbre. Ècomune, inoltre, che spesso starnutisca: lo starnuto, infatti, è una modalitàper permette al piccolo di liberare il nasino dalle croste che vi si formano.
Il naso chiuso nel bambino più grandicello
Il classico naso tappato, spesso gocciolante e con abbondante produzione dimuco, rappresenta un vero e proprio tormento non solo per il lattante, ma ancheper il bambino piccolo: anch'egli è sovente alle prese con difficoltàrespiratorie quando dorme, presenta occhi che lacrimano, respira spesso a boccaaperta e accusa mal di testa. Tutto questo perché, soprattutto fino a 3-4 annidi vita, i bambini non sanno soffiarsi il naso, o almeno non sembra lo sappianoancora fare nel modo corretto.
La presenza di abbondanti secrezioni determina frequentemente uno squilibrionelle importanti ma delicate funzioni del naso favorendo, in alcuni casi,l'insorgenza di complicanze anche temibili come otiti, sinusiti, faringiti efaringo-tonsilliti.
Le complicanze della mancata eliminazione del muco nasale
L’otalgia (il mal d’orecchio) è notoriamente una conseguenza abbastanzafrequente di un raffreddore per la temporanea ostruzione del canale che collegal'orecchio alla gola (tuba di Eustachio) da parte del muco. I germi penetratiall'interno dell'orecchio medio producono pus ed altre secrezioni che, nonpotendo essere drenate dalle tube di Eustachio infiammate, premono sulla membranatimpanica causando dolore e, spesso, febbre.
La sinusite è causata dalla congestione di catarro infetto nei seni paranasali,cavità delle ossa situate in stretto rapporto e ampiamente comunicanti con ilnaso. Nel bambino piccolo il sintomo dominante è una tosse catarrale, di solitopiù insistente al momento di coricarsi e al risveglio, frequentemente associataa presenza nel naso di muco giallo-verdastro persistente.
Una volta raggiunto il naso, i virus cominciano a moltiplicarsi e a diffondersiverso il basso, nella gola, nella trachea e nei bronchi, causando mal di gola,febbre e tosse.
Come fare per alleviare i disagi provocati dall’occlusione nasale
Per prima cosa occorre porre attenzione all'aria troppo secca. Una stanza incui l'ambiente è poco umidificato può creare secchezza nelle narici, conconseguente indurimento del muco e formazione di un vero e proprio"tappo": è perciò consigliabile tenere un umidificatore nella stanzain cui soggiorna il bambino.
Per ridurre le difficoltà respiratorie, soprattutto notturne, può essere diqualche utilità mettere un cuscino sotto il materasso, dalla parte della testa.Questo piccolo accorgimento aiuterà il piccolo a mantenere il naso più libero.Nel lattante, durante le poppate, sarà opportuno tenere la testa del piccoloben sollevata.
È importante tenere pulito il nasino
Occorre controllare e pulire frequentemente il naso del bambino con prodottispecifici. Questi sono di varia composizione ma la soluzione ideale èrappresentata da una soluzione fisiologica. Si tratta di un prodotto la cuicomposizione è identica alle lacrime, capace perciò di rispettare il pH dellamucosa nasale e di non determinare né disidratazione né rigonfiamentocellulare, particolarmente indicato per il lavaggio delle superfici mucose comequella nasale.
La soluzione fisiologica esiste prevalentemente in flaconcini monodose. Lametodologia per somministrarla è semplice: dopo avere sdraiato o, se l'età loconsente, posto a sedere il bambino, si introduce la soluzione in una delle duenarici, ruotando o inclinando la testa dalla parte opposta per permettere ilpassaggio della soluzione da una narice all’altra e ottenere la rimozione delmuco. Successivamente si ripete la somministrazione nella naricecontrolaterale.
Recentemente è stato messo in commercio un aspiratore nasale che facilita lapulizia del naso del bambino.
Si compone di due pezzi: il primo è costituito da struttura di formacilindrica, di circa 3 cmdi altezza, da cui si diparte un tubicino flessibile che termina con unabocchetta di aspirazione attraverso la quale si esercita la aspirazione ilsecondo è formato da un serbatoio usa e getta, a forma di imbuto, trasparente,al cui interno è collocato un filtro assorbente di forma cilindrica, che siinserisce nella camera cilindrica sopra descritta. La punta del serbatoio,smussa, si adatta perfettamente all’orifizio nasale del bambino, mentre latrasparenza dello stesso imbuto permette di verificare l’aspetto del materialeaspirato dal naso. La soluzione fisiologica, instillata nelle narici primadell’aspirazione o successivamente se il materiale aspirato è particolarmentedenso e vischioso, permette di fluidificare attraverso l’idratazione lasecrezione contenuta nel naso del lattante e di liberare le cavità. Lavaggi easpirazioni del naso vanno eseguiti più volte al giorno, soprattutto prima deipasti e prima di coricarsi.
VITAMINE E MINERALI: UN AIUTO IMPORTANTE NELLE SITUAZIONI CRITICHE
TIPICHE DELL’INFANZIA
Vitamine eminerali vengono definiti micronutrienti in quanto non ne occorrono assunzionisuperiori a milligrammi o a microgrammi. Le quantità quotidiane indispensabilisono stabilite per età e situazioni specifiche, periodicamente aggiornate eriportate dalle tabelle L.A.R.N. (Livelli di Assunzione Raccomandati diNutrienti).
I micronutrienti catalizzano reazioni fondamentali per la produzione dienergia, per il metabolismo cellulare, per la sintesi di ormoni e di enzimi:ecco perché sono indispensabili. E queste sostanze devono essere introdotte conla dieta in quanto l’organismo non può sintetizzarle (eccetto il caso dellavitamina D3 o colecalciferolo), né è in grado di sostituire in altro modo leloro funzioni.
I micronutrienti sono tanto più indispensabili in situazioni di marcataattività dell’organismo, qual è l’età infantile. Carenze nella maggior parte diqueste sostanze provocano gravi effetti nel bambino: ridotto sviluppo mentale ecognitivo, deficit statuto-ponderale e deficienze immunitarie. Non solo: lecarenze di micronutrienti possono instaurarsi senza manifestazioni clinicheevidenti e, quindi, essere presenti come condizione subclinica anche in bambininormali o addirittura ben nutriti.
Ma, i bambini in età prescolare tendono ad avere una dieta sbilanciata, asfavore di frutta e di verdura, e, quindi, carente di vitamine e minerali,elementi indispensabili per crescere sani e forti. Inoltre, vi sono situazionicritiche, tipiche dell’infanzia, in cui si verifica un aumento del fabbisognodi questi micronutrienti, quali:
- ripetute infezioni alle vie respiratorie;
- dopo periodi influenzali;
- nel corso di terapie antibiotiche (l’assunzione di antibiotici a largospettro causa danni alle mucose intestinali, provocando ipovitaminosi);
- diarree infantili;
- otiti;
- convalescenza, caratterizzata da astenia, inappetenza, irritabilità esvogliatezza;
- cambi di stagione, avvertibili a tutte le età, ma più marcati nell’infanzia,soprattutto nei due momenti cruciali dell’inizio della primavera edell’ingresso nella stagione invernale.
Testardaggine (il periodo del no)
Molti bambini sui due anni di età (ma ci sono quelli che incominciano a 18 mesi e altri che ritardano fino a tre anni), presentano testardaggine, sono cocciuti, disobbedienti; non stanno tranquilli, sono invadenti, rumorosi, impulsivi, non riescono a stare fermi su un gioco più di qualche minuto, reagiscono comunque a qualsiasi tentativo di dialogo anche del genitore più paziente. In una parola, sono entrati nei "terribili due anni".
Questa è una fase normale dello sviluppo del bambino: tutti praticamente passano nel periodo del "no" a tutti i costi, è un transito obbligato sulla via dell'indipendenza. Alcuni più cocciuti di altri sono quelli che hanno un comportamento più difficile: spesso appartengono a questa categoria quei piccini che, nei primi mesi di vita, hanno sofferto di coliche o hanno presentato pianto ricorrente e tensione ad ogni situazione nuova. Talvolta i genitori non sanno come comportarsi nei confronti del bambino che passa attraverso i "terribili due anni" e, di conseguenza, alcuni hanno atteggiamenti troppo rigidi, altri ripongono eccessive attese nei confronti del comportamento del bambino. Fortunatamente tutti i bambini, dopo questa fase, entrano in un periodo di maggior disponibilità al dialogo.
Che cosa fare?
Verso i due anni il bambino scopre di poter dire di no alle richieste delle persone che gli stanno intorno, anche quando le proposte sono piacevoli; si diverte e gioca sul rifiutarsi di fare qualsiasi cosa, dal vestirsi, a fare il bagnetto, a mettersi il pigiamino, a dover andare a letto. Un comportamento siffatto dura per circa un anno: bisogna perciò aver chiara la situazione e sapere come gestirla per non rimanere frustrati davanti a tanta negatività del bambino. Di seguito troverete qualche utile consiglio per superare questa terribile fase.
· Non considerate un affronto personale i no di vostro figlio
Quando il bambino dice no, vuole dire: "devo proprio?", "sei sicura che devo fare questa cosa?". Non c'è mancanza di rispetto nella sua negazione, non vuole darvi fastidio: i "no" gli servono invece per sviluppare la sua indipendenza, la sua identità. Prendetela con filosofia e con humour, non arrabbiatevi!
· Non applicate punizioni per i suoi "no"
La punizione dovrebbe riguardare il comportamento del bambino, non la sua esternazione verbale. Ignorate i suoi no e non mettetevi a discuterne il motivo: non fareste altro che prolungare i suoi rifiuti verbali.
· Concedete delle opzioni al bambino che continua a dire "no"
Questo è il modo migliore per sviluppare il suo senso di libertà e di decisione; potrebbe essere motivato a cooperare. Alcuni esempi: "vuoi fare il bagno o preferisci la doccia?", "vuoi portare con te l'orsetto Tom o preferisci la tartaruga Tea?", "quale libro ti vuoi portar dietro dai nonni?", "a merenda vuoi una mela sbucciata o un succo di arancia?", "preferisci questo vestitino o la tuta da ginnastica?", "vuoi andare in cortile a giocare o stare in camera tua?" e così via. Davanti a un compito che il bambino non vuole eseguire, si può dire: "vuoi farlo velocemente o piano, piano?", oppure, "lo faccio io o lo vuoi fare tu?". Se il bambino si trova davanti delle possibilità di scelta, compierà buoni passi verso il momento della cooperazione.
· Non date al bambino alternative davanti a certe situazioni
Certe regole non devono essere discusse: situazioni a rischio di pericolo, oppure andare a letto, alla scuola materna, fare il bagno non ammettono deroghe. Non concedete alternative quando sapete bene di non poterle rispettare. Piuttosto formulate la vostra richiesta, se ci sono resistenze, in questo modo: "mi dispiace, ma devi andare a letto". Evitate invece modi troppo imperativi tipo: "vai a letto!", "fai subito quello che ti ho detto!".
· Dategli tempo per passare da un'attività ad un'altra
Se sta divertendosi ad un gioco e deve interromperlo per un motivo valido, evitate di farlo smettere di colpo, ma lasciategli il tempo necessario: avvisatelo almeno 4-5 minuti prima di fargli cambiare attività.
· Non create regole su tutto
Più sono le regole cui attenersi, più difficile è il seguirle tutte. Evitate di insistere su regole non fondamentali, lasciate perdere di farvi ubbidire su tutto. Evitate che vostro figlio si senta costantemente controllato, fate in modo che, nella giornata, siano maggiori i messaggi positivi su quelli negativi: non potete continuamente dire "non fare questo, smettila di toccare quello", etc.
Evitate di rispondere alle richieste di vostro figlio con eccessivi "no"
Cercate di essere disponibili, di rispondere con modi interlocutori, tipo: "aspetta, fammi pensare". Se concedete qualcosa al bambino, realizzate subito il suo desiderio in modo da renderlo felice, non aspettate a dir di sì dopo che si mette a frignare. Se dovete invece rispondere negativamente, dite: "mi dispiace, ma non è possibile" e fornitegli anche un perché, ovviamente legato al suo grado di comprensione.
maschiacci e femminucce
Bambini e bambine, nel corso degli anni, tendono a cambiare modalità di gioco e a definire lo stesso in base al sesso. È intorno ai 4 anni che avviene una differenziazione piuttosto marcata. Mentre i maschietti prediligono giochi dove sia sempre presente l'attività fisica, giochi motori nella primissima infanzia, lotta finta in età prescolare, crescendo il calcio, le bambine sembrano prediligere giochi che riproducano la quotidianità.
Ovviamente non è una regola fissa, vi sono infatti bambine che preferiscono giochi di movimento alle scenette familiari e bambini di temperamento tranquillo che amano intrattenersi con librini da sfogliare o aiutare la mamma a preparare un dolce. Ma, in qualche modo, queste bambine e bambini “anomali” sembrano deludere le aspettative sociali, quindi del gruppo, tanto da esser appellati “maschiacci” le prime, “femminucce” i secondi, per non rispettarle come si conviene.
Questo solleva il dubbio che la differenziazione nasca da vari fattori, non trascurabile appunto il condizionamento sociale.
La lotta finta, nella cultura occidentale, è un gioco dell’infanzia considerato tipicamente maschile, ma in altre culture non è stata riscontrata alcuna differenza tra i bambini di entrambi i sessi, anzi sovente sono proprio le bambine, secondo alcune ricerche, a prediligere la lotta.
L’obiettivo della lotta finta è quello di stabilire la superiorità mettendo l’altro nella posizione di non nuocere, bloccato a terra ed immobilizzato. Si differenzia dalla lotta vera e propria per non avere un motivo scatenante che la provochi, cosa che potrebbe accadere nell’adolescenza in caso di scontro e motivazioni reali. L’espressione del viso dei due bambini che giocano alla lotta è oggettivamente diversa da chi combatte realmente, i visi tradiscono allegria e soddisfazione insieme, bocche aperte e sorriso accennato. Anche in natura è stato osservata questa tipologia di gioco, soprattutto nei cuccioli di mammifero che lottano tra loro con mosse abili, morsi che mai provocano ferite, si misurano, si rincorrono, si fermano prima di farsi del male.
La lotta finta sembrerebbe uno di quei giochi senza senso né motivazioni, ma proprio osservando il mondo animale si potrebbe ipotizzare che questo gioco abbia una sua valenza positiva ché, lungi dal provocare aggressività nei bambini, li aiuta a gestirla e a misurarla rispetto all’ambiente ed alla società.
I giochi tipici delle bambine sono quelli di ruolo, in età prescolare, ma ancora più precoci sono i giochi di finzione con le bambole, che iniziano intorno ai due anni. Diversamente, i giochi di finzione dei maschietti, arrivano quasi al compimento dei 3 anni, con scene di treni, macchinisti, mezzi di trasporto in genere, che in ogni modo richiedono conoscenze e competenze diverse ed in qualche modo esterne al loro vivere quotidiano; forse proprio per questo sono svantaggiati e tardivi rispetto alle bambine che invece riproducono la realtà così come la vivono quotidianamente, per cui la bambola diventa la figlia ed una scatola può diventare la culla della bambola da accudire.
Difficile stabilire quanto pesi l’influenza sociale, l’identificazione nell’adulto dello stesso sesso, il comportamento dei pari, l’appartenenza al gruppo, sulla differenziazione della scelta dei giochi che rimane comunque invariata poco prima dei due anni. Fino a 2 anni non esiste il gioco “da femmina” e “da maschio”, esiste solo il gioco
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